29 giugno 2018

Lettera a Leopardi

Caro Giacomo,

Ti scrivo oggi perché è il tuo compleanno. Ti scrivo oggi anche se, in realtà, almeno un pensiero te lo dedico sempre, ogni giorno. Sì, perchè tu mi hai salvata quando intorno non c’era che rovina, mi hai sussurrato Poesia quando non vedevo che minacce e calcinacci. Mi hai teso la tua mano. Poteva essere di chiunque, ma nessuno l’ha fatto. Se non tu.
Perciò mi pare doveroso ringraziarti una volta come si deve, in modo formale, scrivendoti una lettera che lascerò al vento.
Sono un’umana qualsiasi, un’umana nata duecento anni dopo di te che sta percorrendo il proprio cammino in un’epoca diversa dalla tua ma, come l’arte e la letteratura mi hanno ben insegnato, certe emozioni e certe sofferenze non hanno tempo.
Ti scrivo quindi da semplice umana, senza nome né identità, perché non sono io a parlare ma la mia interiorità più sincera e limpida. E perché certe sensazioni hanno un qualcosa di universale.

Ricordi ancora l’inizio? Io sì, non scorderò mai quel mattino grigio in un’aula di scuola superiore dai muri scarabocchiati, in un’aria sempre più cancerogena e pregna di ostilità; sentivo sempre più pesante sulle spalle e sul cuore il peso dei falsi sorrisi e degli sguardi malvagi di persone troppo superficiali per riuscire a comprendere altri percorsi dai loro, altre priorità dalle loro serate frulla-cervelli, dalle loro risate vuote e sciocche. Sentivo che la mia adolescenza era distante dalla loro e non riuscivo a riconoscermi nel mondo in cui il mio corpo era stato messo. Questo non perché avessi avuto qualche malattia, né qualche problema evidente: semplicemente, sentivo dentro di me altre esigenze da quelle standard (stabilite da chi, poi?), altri interessi. Io mi meravigliavo e sorridevo con altre cose, ed ero innamorata di altre vedute.
E quel mattino a scuola è avvenuto l’incontro più importante della mia vita: da una pagina forse compresa tra la 290 e la 310, hai fatto capolino tu. Tu con la tua perenne umiltà ed eleganza e, piano piano sottovoce, mi hai parlato. Lo hai fatto attraverso la poesia e un percorso esistenziale che subito ho sentito vicino al mio e mi ha conquistata. In qualche modo, lì su quella pagina c’era una parte di me, qualcosa che sentivo di avere ma che non riuscivo bene a definire.
Quel giorno mi sono sentita di colpo meno sola. Ho capito che qualcuno prima di me aveva provato certe sensazioni, aveva attraversato la marea della rabbia e del dolore e la siccità della solitudine, per atterrare sul guanciale morbido dell’Arte, al riparo dagli scherni del mondo, trovando il coraggio di esprimere le tempeste sulla carta. Quel giorno mentre uscivo da scuola mi sentivo più leggera, avevo la sensazione che qualcosa era cambiato per sempre e che, se avessi avuto bisogno di aiuto, mi sarebbe bastato buttare lo sguardo al cielo per trovare una risposta.
Mi sentivo protetta dall’alto da qualcosa di inspiegabile ma concreto. Perché tu per me sei concreto, Giacomo, anche se non ti posso vedere né toccare; concreto perché sento che sei vivo in me e in quello che faccio, perciò per me esisti. Ora. Non ti sei spento quel lontano giorno di giugno, no: tu risplendi come un sole e mi illumini, tu respiri ancora, forse insieme a me o forse sei il mio stesso respiro.

Da quel giorno ho iniziato a leggerti ovunque, ricordi? Ho voluto tenere tra le mani le tue parole così tante volte, volevo sentirti vicino. Quando leggevo i tuoi pensieri stavo bene, ed era una sensazione così intensa che quasi non conoscevo. Mi sentivo veramente compresa e in compagnia, e in breve tempo sei diventato una presenza quasi fondamentale. Il tuo era come un abbraccio fraterno. Gli scherni non potevano più toccarmi, perché ora avevo uno scudo più forte delle loro risate.
Sentivo che qualcosa nel mio essere diversa e nella mia solitudine aveva senso e valeva la pena di esistere. Capivo che non ero affatto sbagliata e che anzi dovevo tenere stretto ciò che avevo, perché era esattamente ciò che ero. Gli altri, invece, erano solo ciò che avevano.
Me lo hai fatto capire tu, Giacomo. Avevo una sensibilità ancora assopita che stava maturando, stavo inconsapevolmente covando il seme di una consapevolezza e bellezza interiore che mi accompagnano tuttora, e non vorrei mai essere diversa da così. No, non vorrei essere come quelle persone che vedo ovunque: la mia diversità mi allontana dagli altri, ma non la lascerei mai. Perché mi rende speciale. Non sono nessuno io, ma sono un nessuno con mille sogni e tanta voglia di emozionarmi e di leggere e di suonare e fantasticare e volare sui ghiacciai insieme alle aquile e vedere tutti i tramonti della Terra ad occhi chiusi. E ciò, a modo mio, mi rende felice. Ecco perché no, non mi baratterei con nessun altro.

Scoprendo a poco a poco le tue meravigliose pagine, Giacomo, ho scoperto anche le mie e ci ho trovato la magia che nessuno era ancora riuscito ad insegnarmi. Una magia che mai lascerò andare e tengo stretta come tu hai tenuto stretta me nel momento in cui ero sospesa sopra un burrone piena di domande e lacrime. Quelle tenebre minacciavano ma tu le hai ricacciate nell’ade e ti sei preso cura di me. Tutti i brividi percepiti danzando all’interno della poesia o di fronte al tuo sguardo trasparente ed etereo ci legano eternamente e mi danno la forza di camminare e continuare a prendere in mano la penna come tu stesso hai fatto per tutta la tua vita.
Hai fatto maturare la mia sensibilità, le hai dato un volto, una voce e una forma, la stai proteggendo e riscaldando. Hai preso la mia vita vacillante e l’hai raccolta dal fango, salvandola dall’abisso.
Ti devo tutto, Giacomo. Hai preso il mio dolore e l’hai trasformato in arte.

Tu sei stato il mio Maestro, il mio amico e il mio angelo custode, e tuttora lo sei. Ti ringrazio ogni giorno, e non ci vedo nulla di così diverso dal ringraziare e pregare un dio.
Spero potrai sentire le mie parole e la mia riconoscenza, a volte me lo domando... ma so che in ogni caso questo affetto non andrà perduto.
Chiediti, se puoi, quante vite hai salvato: prova a chiedertelo. Riflettici su un attimo. Io sono solo una delle tante. So che là fuori sono molte le anime sperdute che ti amano e devono tutto a te, quaggiù siamo un esercito che ti ama e ti porta nel cuore, sai? Perchè tu, eterno ragazzo dal sorriso mesto, hai saputo parlarci come nessun altro: non lo potevi immaginare, ma ciò che hai creato è veramente qualcosa di magico. Hai paradossalmente trasformato il dolore e la sofferenza nella più forte fonte di vita. La tua energia supera ogni limite di spazio e tempo, e solo le anime più speciali arrivano a fare tanto. Per questo non potrei mai dimenticarti.
Questa lettera è un dovere nei tuoi confronti. Leggila lentamente e conservane l’amore.

Ti voglio bene. Spero che questo possa renderti felice e spero, un giorno, di potertelo dire guardandoti negli occhi.
Grazie per avermi salvata.

Sempre tua,

un’umana qualunque
29 giugno

Brano liberamente ispirato a pensieri sparsi, non per forza autobiografico ma certamente sincero nell’amore nei confronti di questo grande Poeta.


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