26 agosto 2013

Il traditore

Vi presento il mio primo romanzo, Il traditore.


Il traditore è una vicenda che vorrebbe far riflettere sui pregiudizi e le contraddizioni della società, sulla tolleranza verso il prossimo e l’accettazione del diverso, seguendo l’avventura di Daphne e Ishaan a metà tra il reale e il fantastico.

La figura chiave del romanzo è il giovane Ishaan, un escluso, ripudiato da un lato per la sua natura (di cui non vi svelo niente!) e dall’altro per le sue idee rivoluzionarie (ma non per questo cattive e sbagliate).


Un accenno alla trama

Dopo l’oscura morte della madre, la giovane Daphne cerca nella danza hip hop una distrazione dal dolore. Cinque anni più tardi, ormai diciottenne, è vittima di una serie di strane coincidenze che mettono a repentaglio la sua vita, ma un misterioso ragazzo dall’aspetto insolito, Ishaan, riesce sempre a trovare il modo di salvarla e, in un secondo momento, si offrirà di proteggerla da qualcosa di oscuro, pur senza rivelare niente di sé.
I due diventano presto amici inseparabili, ma il ragazzo nasconde un segreto e, a sua volta, un passato difficile.
A poco a poco, proprio grazie all’arrivo di Ishaan, Daphne potrà far luce sul proprio destino e su quello della madre, ma la loro amicizia sembra destinata a non poter durare. Perché? Quali forze lo impediscono?
Una verità di cui l'umanità intera sembra essere all'oscuro giocherà sulle vite di questi ragazzi, trasportando il lettore in un'atmosfera a metà tra la fantasia e la realtà.

Ecco qui i link per leggere alcuni piccoli brani tratti dal romanzo:
http://pensareacolori.blogspot.it/2013/12/nemico-certo-soltanto-perche-e-diverso.html
http://pensareacolori.blogspot.it/2014/07/secondo-te-ce-vita-lassu.html

Chi fosse interessato:
attualmente può richiederlo direttamente a me, e sarà spedito in formato cartaceo tramite posta.

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Riporto qui una recensione scritta da Giacomo Marletta dopo la lettura del romanzo.


“Il Traditore” è un libro semplice.
Si proprio così, infatti la prosa della giovane Alessia, al suo primo romanzo, è molto lineare.
Per narrare le avventure di Daphne e Ishaan, sceglie una narrazione in terza persona, si parla quindi di narratore eterodiegetico e questo risulta ben chiaro fin dall’inizio.
Lo stile è semplice, l’autrice non ci vuole stupire con la sua scrittura, tramite particolari artifici retorici o sovrapposizione dei campi indicali, Alessia non sperimenta, Alessia scrive, Alessia comunica!
La sua scrittura è così posta al servizio della storia, al servizio della sua fantasia e della nostra; trascrive e racconta, quello che accade nella mente di Daphne, soprattutto, ma non commenta mai!
Le avventure dei nostri piccoli eroi, di cui non vi parlerò per non precludervi la lettura del nostro romanzo, risultano così semplici e pure; vengono collocate in un confine idilliaco, fra amore e amicizia, che, per la mentalità che domina il mondo oggi, si potrebbe definire per certi versi utopico.
Mi ha molto affascinato che, nonostante la protagonista sia Daphne, e questo risulti evidente fin dall’inizio, il titolo riprenda il dramma di Ishaan, che impariamo a conoscere solo a romanzo in corso. Il romanzo, in effetti, ha un titolo molto particolare, che, scusate il gioco di parole, trovo particolarmente azzeccato: fa infatti riflettere sulla relatività e parzialità del giudizio, influenzato prepotentemente dal punto di vista di che lo esprime.
Come scriveva un famoso aristocratico meneghino nell’800 “la ragione e il torto non si dividono mai con un taglio così netto che ogni parte abbia soltanto dell’una o dell’altro” (Alessandro Manzoni, I Promessi Sposi).
Detto questo nulla vieta di farci la nostra idea, di parteggiare per Daphne e Ishaan, come fa Alessia tra le righe, quasi in punta di piedi, o per la parte avversa, se lo riteniamo opportuno!
Infatti, a prescindere da tutto, Ishaan è un traditore, almeno quanto il libro che racconta la sua storia meriti di essere letto.
Ve lo consiglio…
(Giacomo Marletta)

25 agosto 2013

Coloro che sognano di giorno sanno molte cose che sfuggono a chi sogna soltanto di notte.
(E. A. Poe)

24 agosto 2013

Una matita

Riporto il racconto con il quale ho vinto il concorso di scrittura Parole in corsa 2011.

Una matita

Telemaco era un giovane ragazzo nato in una famiglia poco abbiente al tempo di Napoleone e Leopardi. Abitava in un piccolo paese sulle colline del Monferrato, e da lì non si era mai mosso; per questo, da tempo, sognava di andarsene. Avrebbe tanto voluto fare un viaggio, una semplice vacanza, andare al mare o al lago e fare delle lunghe passeggiate respirando aria diversa da quella di casa. Vagheggiava la sua piccola evasione e attendeva con impazienza il giorno giusto per realizzarla.
Un bel mattino partì: tutto quello che aveva era una bicicletta, ma il cielo era sereno, l’aria mite e si sentiva in forze, pronto a raggiungere il mare; tutto ciò gli sembrava abbastanza. Iniziò a divorare metri su metri: se gli altri camminavano, lui pedalava e li superava senza fatica. Ma dopo alcune ore si accorse che, per quanto si sforzasse di andare veloce, c’era chi lo sorpassava in carrozza e certamente sarebbe arrivato prima di lui a destinazione, qualunque essa fosse. Telemaco capì di non essere poi così fortunato e, sfinito, si arrese abbandonando il suo sogno.
Telemaco non vide mai il mare.

Alfonso, di poco più grande di Telemaco, aveva due cavalli e una carrozza. Anche lui voleva andarsene dal suo paese collinare per fare fortuna in America. Sapeva quanto fosse difficile intraprendere un viaggio simile, ma un giorno bardò i cavalli e partì.
Gli sembrava di andare veloce: per la strada incontrava perlopiù persone a piedi, che in fretta si lasciava alle spalle con una punta di orgoglio; incrociò anche un ragazzo ormai esausto che arrancava con una bicicletta, e si sentì fortunato. Ma dopo qualche ora, per quanto spronasse i cavalli, si accorse che non bastava. Ci sarebbe voluta una locomotiva o una nave per arrivare in America, e lui aveva soltanto una carrozza. Alfonso capì di non essere fortunato come aveva pensato, e si arrese abbandonando il suo sogno.
Alfonso non arrivò mai in America.


Osvaldo era un ragazzino molto povero. Non aveva mai avuto molto dalla vita, se non una famiglia amorevole e un pezzo di pane per sfamarsi ogni giorno. Avrebbe voluto anche lui viaggiare e scoprire posti nuovi, ma non aveva niente e una piccola casupola ammuffita era il suo mondo. Quando era in strada, guardava con ammirazione le carrozze che passavano coi i cavalli al trotto e in cuor suo pregava il cielo che almeno gli donasse una bicicletta. Non voleva andare al mare, e nemmeno in America: la sua fervida fantasia voleva raggiungere la luna, quel disco argenteo che molte notti lo faceva restare a naso insù per diverse ore, col fiato sospeso per la bellezza. E si doleva, perché non aveva nemmeno una bicicletta, e la luna non poteva certo raggiungerla a piedi. Se gli altri correvano, lui rimaneva indietro.
Un giorno trovò una matita in terra e la raccolse; era consumata e sgretolata in cima, ma aveva la punta robusta. Pur non sapendo che farsene, Osvaldo la portò con sé. Quella sera, guardando la luna, se la girava  e rigirava tra le dita come un portafortuna e fu lì che, all’improvviso, ebbe l’illuminazione. Sarebbe partito e avrebbe raggiunto la luna: non si sarebbe arreso.
Osvaldo si procurò della carta e, con la sua matita consumata, iniziò a disegnare abilmente alberi, campagne fiorite, carri e buoi: così lui immaginava il disco luminoso della notte e, sebbene non l’avesse mai visto, i disegni gli parevano più reali della sua stessa casupola. La sua vita era in quei disegni.
Chissà se Osvaldo diventò un artista? Ciò che sappiamo è che divenne un ragazzino sorridente. Felice dei suoi viaggi senza bicicletta, felice con la sua sola matita consumata.
Osvaldo capì di essere più fortunato di quel che aveva pensato, pur senza carrozza, ma non senza sogni.
Osvaldo trovò la luna.
Seguendo il proprio sogno e accontentandosi. Di una matita.



Un bene prezioso

Una delle mie passioni è senza dubbio scrivere.
Ho iniziato da giovanissima a divertirmi con le parole, ma è nel 2011 che ho vinto per la prima volta: sono arrivata al primo posto al concorso nazionale di scrittura Parole in corsa con il racconto Una matita.
Nel 2012 con grande gioia ho pubblicato Il traditore, un romanzo sul tema del diverso, affrontato in maniera - spero - originale.

Mi piace anche disegnare, e credo nel valore dell'arte - qualunque essa sia - perché è un mezzo in grado di comunicare al mondo, di far riflettere su questioni anche importanti. Può diffondere idee positive, lanciare messaggi di speranza... sta a noi saperli cogliere!

Insomma, l'Arte è uno dei beni più preziosi a nostra disposizione... teniamolo stretto!

21 agosto 2013

Teniamo la mente aperta!

Pensare a colori è un inno alla creatività, un invito a tenere aperte la mente e le ali della fantasia.
Frasi, arte, musica, riflessioni... tutto potrà arricchire questo blog: un arcobaleno di idee per tutti, perché non dimenticate che è ogni singolo colore ad arricchire la tavolozza del pittore...